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Unita’ di supporto dei Negoziati Sabato, 9 Agosto 2008

Posted by elimoretti in Uncategorized.
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Finalmente internet, pubblico gli articoli scritti in questi giorni.

 

L’Unita’ di Supporto dei Negoziati (NSU) e’ un progetto europeo apolitico che si occupa dare un supporto tecnico e comunicativo nei negoziati tra Israele e Palestina. Muzna Shihabi, del dipartimento comunicazione, ci ha illustrato oggi le condizioni chieste dall’OLP per la pace. Dal 1988 l’OLP accetta l’esistenza dello stato israeliano e propone la suddivisione in due stati, sulla base dei confini tracciati nel 1967. Attualmente, quella dei due stati e’ la soluzione sostenuta da tutte le organizzazioni che si riconoscono nell’OLP e non solo da quelle.
Rispetto alla palestina storica, i confini del 1967 concedono solo 24% di territorio ai palestinesi, ma di fatto questa percentuale si riduce al 12% a causa della costruzione del muro e delle colonie.
Le tre condizioni per la pace chieste dall’OLP sono: la sovranita’ sul territorio e la continuita’ territoriale, Gerusalemme e la questione dei rifugiati.

1) Sovranita’ sul territorio e continuita’ territoriale (nel progetto presentato, tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza ci dovrebbero essere delle strade di collegamento) Attualmente il 9 % del territorio palestinese si trova oltre i confini delimitati dal muro, l’8% e’ costituito da colonie, il 26% e’ nella valle del Giordano (cioe’ nella cosiddetta “zona C”, controllata da Israele) e solo il 54% del territorio e’ disponibile per i palestinesi. Lo scopo non dichiarato del governo israeliano e’ evidentemente quello di avere sempre piu’ territori sotto il proprio controllo e sempre meno palestinesi che li abitano attraverso vari fattori:
a) le colonie in Cisgiordania, costruite illegalmente secondo il diritto internazionale attraverso un processo iniziato nel 1948 e che e’ continuato fino ininterrottamente ad ora. Si calcolano circa 167 colonie, ma in realta’ e’ difficile fare una vera e propria stima perche’ molto dipende dai metodi di misurazione. In Cisgiordania abitano circa 480.000 coloni israeliani.
b) il muro non e’ sulla “Green Line”, ma lontano anche 15 chilometri. Inoltre penetra nel territorio palestinese per incorporare le colonie. Ci sono pero’ villaggi palestinesi che rimangono al di la’ del muro, insieme ai coloni.
c) le strade che collegano le colonie tra loro e alle grandi citta’ israeliane come Gerusalemme e Tel Aviv spezzano il territorio della Cisgiordania. Abitare nelle colonie e’ poco costoso, quindi molti scelgono questa soluzione anche se devono andare a lavorare lontano, perche’ per gli israeliani i collegamenti sono comodi. Da questo si deduce che le ragioni per la costruzione delle colonie sono in gran parte economiche e non religiose. Lo stato di Israele spende piu’ soldi per le colonie che per la citta’ di Tel Aviv e questo processo e’ in continuo aumento negli ultimi anni.
d) la mobilita’ dei palestinesi e’ limitata da oltre 700 barriere, tra check points fissi e mobili e altre tipologie di restrizioni. Se un palestinese vuole spostarsi da una citta’ ad un’altra ha bisogno di permessi su cui sono indicate in dettaglio le strade che puo’ percorrere, in che orari e quali check points puo’ attraversare. Ci vogliono permessi non solo per le persone, ma anche per le automobili. Le pratiche per ottenere i permessi sono molto complicate e vanno ripetute ogni due settimane. Persino il Primo Ministro palestinese, per andare a trovare la sua famiglia che si trova in Israele, ha bisogno di un permesso. I palestinesi non possono usare l’aeroporto di Tel Aviv e devono quindi spostarsi in altri Stati per prendere l’aereo.

2) Gerusalemme. Secondo la comunita’ internazionale Gerusalemme e’ divisa nei due settori Est (palestinese) e Ovest (israeliano) In realta’ i mezzi di informazione, quando parlano di Cisgiordania, escludono sistematicamente Gerusalemme e viceversa. In realta’ pero’ il 34% dell’economia palestinese ruota attorno a Gerusalemme. Oggi intorno alla parte Est della citta’ ci sono colonie israeliane e tutto e’ stato inglobato all’interno del muro che arriva fino a Betlemme. I palestinesi che abitano a Gerusalemme non hanno lo status di cittadini, ma di residenti. Negli ultimi anni c’e’ stata un’escalation di episodi a danno dei palestinesi: 222 case confiscate nel 2005, 1363 nel 2006; 131 case distrutte tra il 99 e il 2002, 412 tra il 2003 e il 2006.
3) La questione dei rifugiati. Oggi ci sono 7 milioni di rifugiati palestinesi nel mondo, (in Cisgiordania vivono attualmente circa 3.5 milioni di persone) il diritto internazionale prevede che chiunque possa scegliere dove vivere, quindi dovrebbero poter scegliere di tornare dove abitavano prima e prendere la cittadinanza israeliana.. Israele rifiuta di far tornare i palestinesi e non intende chiedere loro scusa.

Tutti gli stati arabi  – conclude Muzna Shihabi  nella sua spiegazione – sarebbero disposti a normalizzare i loro rapporti con Israele se queste richieste venissero soddisfatte, prima fra tutte il ritorno ai confini del 1967, ma Israele vuole la striscia di Gaza isolata e di fatto impone tre blocchi isolati di territorio palestinese all’interno della Cisgiordania. Per questo l’offerta del 2000 di Camp David e’ stata rifiutata: era inaccettabile.

Commenti»

1. Luca - Lunedì, 11 Agosto 2008

La questione dei rifugiati e’ particolarmente critica. Per quel che ne so gli israeliani non vogliono accettare questo vincolo sulle trattative. Il punto e’ che se 7 milioni di rifugiati rientrassero in Israele, I palestinesi in Israele sarebbero piu’ tanti della popolazione dei cittadini ebraici che e’ circa 5 milioni. Capisco gli Israeliani so questo punto.