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Ricominciamo giovedì, 11 settembre 2008

Posted by elimoretti in Gerusalemme.
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Il ritorno in Italia, e poi a Torino, non è stato facile.

L’impegno ad aggiornare il blog ovviamente c’è sempre, ma sto trovando qualche difficoltà tecnica.

Comincio con una foto del gruppo di Generation Palestine, l’ultimo giorno a Gerusalemme.

Gp a Gerusalemme

Gp a Gerusalemme

OCHA (Ufficio per la Coordinazone degli Affari Umanitari) mercoledì, 6 agosto 2008

Posted by elimoretti in Gerusalemme, Tel Aviv.
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Questi sono gli appunti presi durante la visita all’Ufficio per la Coordinazione degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite. Li copio senza riuscire a sistemarli, a causa del poco tempo a disposizione, ma mi sembrano molto interessanti perche’ derivano da un punto di vista “esterno” e imparziale. Tutti i commenti NON sono miei, ma della funzionaria che ha tenuto il seminario. Mi scuso per il linguaggio un po’ involuto ma si tratta di appunti, per di piu’ presi in un seminario in inglese. Vedro’ di sistemarli al ritorno.

Scopo: analizzare le necessita’ nelle zone di conflitto e coordinare le agenzie internazionali. Un ufficio a Gerusalemme, con distaccamenti a Ramallah, Nablus, Hebron e Gaza.

Problemi di movimenti e di accesso. Le Nazioni Unite effettuano un monitoraggio continuo, pubblicando ogni sei mesi una carta degli accessi e delle chiusure.

In West Bank (nome inglese per Cisgiordania) ci sono dei problemi di blocchi all’interno del territorio con problemi di mobilita’: checkpoint, barriere, strade solo per i coloni etc. Invece a Gaza non ci sono chiusure interne ma il territorio e’ tutto circondato e quindi ci sono problemi di entrata ed uscita di merci e persone.

In West Bank ci sono 11 grandi citta’ e circa 2,5 milioni di abitanti. Inoltre ci sono 149 colonie israeliane e circa 100 avamposti, per un totale di circa 450.000 coloni israeliani.

Elenco delle tipologie di chiusure delle strade:
Checkpoints
: aperti 24 ore su 24 (secondo i dati di aprile 2008 sono 71) o parziali (17).
Tranches
: veri e propri tagli della strada, per impedire il passaggio delle auto. Ce ne sono 17, lunghi anche 20 chilometri, come quello intorno a Gerico.
Road Blocks:
Blocchi di cemento a “cubo” sulle strade per impedire il passaggio delle auto. Ne abbiamo visti parecchi sulla via per Tel Aviv. Ce ne sono 75, per una lunghezza totale di 124 chilometri.
Earth Mounds: Montagnole di detriti e spazzatura che formano un blocco sulla strada. Talvolta impediscono il passaggio da un villaggio all’altro e obbligano a lunghi giri oppure a cambiare mezzo di trasporto, portando le merci da uno all’altro.
Poi ci sono le barriere stradali (road barrier), in particolare sulle due strade israeliane che attraversano la Cisgiordania. Sono muri o reti lungo tutto il percorso stradale, che impediscono ai palestinesi l’accesso alla strada, ma interferiscono anche con l’equilibrio ambientale perche’ anche gli animali non possono percorrere le loro rotte naturali.
Altra tipologia di blocchi sono i “flying checkpoints”, furgoncini della polizia che percorrono le strade e fermano i palestinesi, talvolta anche per due ore o piu’, impedendo le normali attivita’ come andare al lavoro o all’universita’.
La maggior parte dei blocchi e’ dentro il West Bank. Fossero sulla “Green Line”, la linea che dovrebbe delimitare il confine tra Israele e Palestina, per le Nazioni Unite non ci sarebbe nessun problema, ma cosi’ si tratta di blocchi all’interno di un altro stato.

Dal novembre 2005 sono quasi raddoppiati e ora (aprile 2008 ) sono 607.

Impatto dei blocchi sulla vita delle persone. Esempio Nablus:
Si tratta della citta’ principale del nord della Cisgiordania, con 130 mila abitanti e 350 mila nell’hinterland. Tutto intorno ci sono colonie unite da una rete di strade che non sono accessibili ai palestinesi. Non si puo’ uscire dalla citta’ (sia persone che merci) senza passare dai checkpoint. Ad esempio, le merci sui tir vengono controllate scaricandole e poi riposizionandole su un altro veicolo, un metodo molto lento e costoso. Molte attivita’ commerciali sono uscite dalla citta’, spostandosi nelle campagne. Per gli studenti e’ difficile andare a scuola perche’ non si puo’ sapere quando si sara’ rilasciati dai check point. A causa dell’intreccio di strade israeliane intorno alla citta’, si puo’ andare solo a nord, non a sud, est o ovest. Di fatto la Cisgiordania viene cosi’ tagliata a meta’.

Barriere.
Cominciano ad essere costruite nel 2002 dopo l’escalation di attacchi suicidi. Ufficialmente sono per difendere le strade israeliane, ma la comunita’ internazionale sostiene che in realta’ sono un modo per penetrare nel West Bank.
La Green Line sarebbe lunga 320 km, mentre il muro e’ di 723 chilometri e non rispetta la green line, entrando dentro i confini del West Bank. 409 chilometri sono gia’ stati costruiti (il 56%), il 9% e’ attualmente in costruzione e il 34% e’ in progetto, ma attualmente bloccato.
Se il muro fosse collocato sulla Green Line non ci sarebbero problemi per le Nazioni Unite, ma non e’ cosi’: il muro separa la popolazione palestinese e anche gli agricoltori dalle loro terre. I palestinesi che vivono all’interno delle zone delimitate dal muro sono definiti “resident” (quindi non cittadini ma semplici residenti) e devono avere un permesso per passare i check points. A molte persone i permessi non vengono rilasciati, negati per motivi politici. Ci sono anche aree totalmente circondate dalle barriere, ad esempio la zona di Qalqilya, con 48.000 abitanti. Era un centro commerciale anche per gli israeliani prima della seconda intifada, ora e’ una citta’ in declino.
E’ un problema per l’agricoltura: alcune terre sono confiscate, altre devono essere abbandonate, altre ancora passano da un’agricoltura intensiva ad una estensiva perche’ sono necessari meno lavoratori, ma ovviamente rende meno.
Per consentire il passaggio da una parte all’altra del muro sono state costruite in alcune zone delle porte, ma non vanno bene secondo le Nazioni Unite perche’ ad esempio sono chiuse in determinate ore.

Gerusalemme.
Nel 1967 Israele dichiara arbitrariamente sotto il proprio territorio tutta l’area di Gerusalemme Est. All’inizio questo non ha effetti pratici sulla vita quotidiana degli abitanti dei numerosi villaggi palestinesi. Oggi, con la costruzione del muro, gli effetti ci sono. I villaggi palestinesi che si trovano a sud di Gerusalemme sono tra il muro e il deserto, quindi praticamente bloccati. Per passare i quattro check point intorno a Gerusalemme i palestinesi hanno bisogno di permessi. 2 milioni di persone non possono accedere alla sanita’ e ai luoghi santi della citta’. Per andare dalla parte sud di Gerusalemme a Ramallah basterebbero 45 minuti passando dalla citta’. Invece i palestinesi sono obbligati a fare tutto il giro, impiegando circa 2-3 ore.
Gerusalemme dovrebbe essere sotto le Nazioni Unite, nessuno stato la riconosce come capitale (infatti le ambasciate sono tutte a Tel Aviv). Israele sta contravvenendo alla legge internazionale da 60 anni. La legge internazionale potrebbe essere fatta rispettare solo dal Consiglio Internazionale di Sicurezza, che pero’ non lo fa.

Il territorio del West Bank e’ molto frammentato. Gli accordi di Oslo definiscono i territori palestinesi:
Area A – sotto il controllo amministrativo e di sicurezza della Palestina;
Area B – sotto il controllo amministrativo della Palestina;
(A + B: circa il 40%)
Area C – sotto il controllo amministrativo e di sicurezza di Israele. E’ la maggior parte. Ci sono anche insediamenti e aree militari non accessibili a palestinesi.
Le aree palestinesi sono chiuse dai blocchi, muri, strade che collegano le varie colonie tra loro e a israele. Gli abitanti nelle colonie sono aumentati, passando da circa 80.000 nel 1992 a 200.000 nel 2000. Il 39% del West Bank e’ totalmente controllato da Israele e i palestinesi non possono entrare.

Striscia di Gaza
Situazione tragica. C’erano 21 colonie, con 9.000 coloni. Nel 2007 le colonie sono state spostate dalla Striscia di Gaza, ma sono stati intensificati i controlli ai confini, bloccando tutti gli accessi. Dal check point di Rafah (centro commerciale) c’erano oltre 700 passaggi al giorno, oggi meno di 20. Dal giugno 2007 e’ stato distrutto il 90% dei commerci privati, le importazioni sono diminuite del 68%, le esportazioni del 100% (annullate…) e il 79% degli abitanti vive sotto la soglia di poverta’.

Domani Cisgiordania martedì, 5 agosto 2008

Posted by elimoretti in Gerusalemme.
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Messaggio di servizio. Domani mattina partiamo per la Cisgiordania. Potrebbe essere piu’ difficile accedere ad Internet, probabilmente non ce la faro’ a scrivere tutti i giorni. Cerchero’ di tenere il blog aggiornato attraverso gli sms, rimndando al ritorno i racconti delle giornate.

Oggi, intanto, visita alla sede dell’OCHA (Ufficio per la Coordinazione degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite) che ci ha dato tantissime informazioni interessanti su muro, blocchi e check point. Ho capito meglio la situazione.

Case abbattute e case requisite martedì, 5 agosto 2008

Posted by elimoretti in Gerusalemme.
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Casa abbattuta a Gerusalemme

Case abbattute…

David e’ figlio di una ebrea israeliana e di un ebreo polacco e abita in una zona “bene” di Gerusalemme ovest. Pochi giorni fa, vicino a casa sua, e’ stata abbattuto un palazzo di sei piani in cui vivevano oltre 40 palestinesi. <<E’ stato evidentemente un atto dimostrativo, perche’ la famiglia che l’aveva costruita e’ molto ricca e influente. In questo modo il governo vuole far capire agli arabi che nessuno di loro e’ al sicuro>>.

Il padrone della casa ci spiega che il permesso era per la costruzione di soli 5 piani, in effetti lui ne aveva costruiti 6. Poco piu’ in la’, pero’, c’e’ una casa di ebrei che e’ alta 10 piani: anche per quella erano stati autorizzati solo 5 piani, ma i costruttori hanno pagato un condono. Invece alle famiglie arabe e’ stato negato qualunque condono: la casa non in regola e’ stata abbattuta.

<<C’e’ stata una manifestazione di molte persone contro l’abbattimento della casa, con me anche altri ebrei – ci racconta ancora David – Ma non e’ servito a niente, in questa zona ne hanno abbattute quaranta. Arrivano nel cuore della notte e poi fanno perfino pagare la dinamite agli abitanti. E’ vero che se il permesso e’ per cinque piani non bisognerebbe costruirne sei, ma succede cosi’ in tutto il mondo e le case non vengono abbattute per questo. C’e’ poi un altro problema: ai palestinesi i permessi per la costruzione vengono concessi raramente>> Infatti chi abitava nella casa al momento non nutre speranze di ritornare a vivere nello stesso posto. Per fortuna tra gli arabi i legami familiari sono molto forti e i quaranta abitanti sono stati accolti da amici e parenti.

<<Il governo israeliano – spiega infine David – teme fortemente che il numero di arabi superi quello degli ebrei a Gerusalemme. Per evitarlo applica due strategie: impedire ai palestinesi di insediarsi (rifiutando i permessi di costruzione di nuove case) e “importare” nuovi ebrei a Gerusalemme>>

casa ebrea in insediamento arabo

… e case requisite

Al Kurd e’ una famiglia di rifugiati a Gerusalemme Est dopo il 1948. Il governo Giordano, insieme alle Nazioni Unite (con una sezione apposita per i rifugiati), aveva costruito varie abitazioni per accogliere chi scappava da Jaffa e dalle altre citta’ occupate da Israele. La famiglia Al Kurd e’ composta oggi da madre, padre, 4 figli, una figlia e una ventina di nipoti. Inizialmente a loro era stata assegnata una casa di due stanze e cucina, ma man mano che la famiglia si allargava hanno pensato di costruire una nuova struttura accanto alla casa precedente. Oggi la seconda casetta e’ occupata da una famiglia di ebrei (non sempre la stessa, ogni tre, quattro mesi le persone cambiano) e tutta la zona delle case costruite per i rifugiati rischia di essere sgomberata perche’ il governo israeliano rivendica la proprieta’ del terreno. La famiglia che attualmente occupa la casa fa pressioni psicologiche sui vicini di casa palestinesi (che tra l’altro sono obbligati a pagare anche l’elettricita’ consumata nella casa accanto). Un esempio tra tutti: qualche giorno fa la mamma ha dato ai bambini una pistola giocattolo e ha attaccato al muro esterno della casa l’immagine di un bambino palestinese con le varie parti del corpo colorate. Una nuova versione del gioco delle freccette…

Gerusalemme domenica, 3 agosto 2008

Posted by elimoretti in Gerusalemme.
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Qualche appunto sparso prima di colazione e di partire poi per Tel Aviv con il gruppo.

Impressioni sul Muro del Pianto. Tra quelli visitati in questi giorni e’ uno dei luoghi che piu’ colpiscono chi come me non e’ religioso. Migliaia di persone in abiti tradizionali che pregano (ovviamente searati) con movenze a me poco usuali. L’aspetto piu’ incredibile e’ che ognuno sembra chiuso nel proprio mondo, senza curarsi di quello che capita intorno (e quindi, ad esempio, chi cammina non si preoccupa di spintonare gli ignari turisti che si trovano sul suo cammino). Ieri era Shabbat e su tutta la piazza intorno al muro del pianto era vietato fumare e scattare fotografie. Gli uomini che entrano nell’area di preghiera del Muro del Pianto devono avere la testa coperta, le donne devono essere vestite adeguatamente (quindi non con le spalle scoperte o vestiti trasparenti: per le turiste sono a disposizione gli scialli che solerti guardiani impongono a gran voce). Lo Shabbat e’ cominciato venerdi’ sera, al tramonto, ed e’ durato fino a ieri sera (sabato, appunto). Non so quale cerimonia si sia svolta nella citta’ vecchia di Gerusalemme la sera del venerdi’, ma qualcosa sicuramente c’era perche’ intorno alle 21 dalla porta di Damasco davanti alla quale si trova il nostro ostello hanno cominciato a defluire tantissimi fedeli. La cosa piu’ simile questa scena e’ l’uscita dei tifosi dallo stadio: oltre mezz’ora di deflusso ininterrotto.

Durante la mattina del sabato, il Muro del Pianto era nuovamente affollato di fedeli, ma vestiti diversamente rispetto al giorno prima: il colore predominante era il bianco e non il nero. Probabilmente abbiamo assistito, anche se da molto lontano, ad una cerimonia paragonabile al battesimo, con uomini e donne sotto la barriera che divide le due ali della piazza che si tiravano qualcosa di simile a caramelle o a coriandoli e ridevano. Ecco un altro aspetto che mi ha colpito: in questi giorni sono stati ben pochi, tra gli ebrei osservanti che abbiamo incontrato, quelli che ridevano. La maggior parte mostrava un atteggiamento di chiusura e con facce cupe e sguardo serio.

Il venerdi’ e il sabato non si puo’ entrare sulla Spianata delle Moschee. Il venerdi’ perche’ e’ riservata alla preghiera musulmana. Il sabato perche’ i soldati con mitra impediscono l’accesso. Se abbiamo capito bene e’ perche’ sono gia’ impegnati a garantire il corretto svolgimento dello Shabbat.

Qualche impressione anche sul Quartiere Arabo. Il posto piu’ simile a questo, nella mia esperienza, e’ via Pre’ a Genova. Le vie del quartiere arabo sono strette o coperte, per permettere di passeggiare anche quando il sole e’ alto e fa molto caldo (a proposito: per il momento non sto soffrendo troppo il caldo, per fortuna sono freddolosa e comunque cerchiamo di non rimanere sotto il sole durante le ore di punta. Questa notte ho dormito addirittura dentro il sacco a pelo) Su queste vie si affaccia un’infinita’ di botteghe, piccoli negozietti di ogni genere. Odori di spezie e colori incredibili (cavolfiori fucsia!) si alternano a vestiti all’ultma moda (araba, ovviamente). Molti anche i banchi del mercato o le donne anziane che vendono frutta e verdura sedute in terra. I bambini che lavorano sono tantissimi. Vendono, spingono i carretti, trasportano sulla testa pacchi piu’ pesanti di loro. Anche qui le turiste devono andar vestite in modo acconcio. Una ragazza del gruppo ieri aveva una canottiera ed e’ stata guardata male piu’ volte, e talvolta il suo passaggio veniva commentato dai giovani arabi. Altra particolarita’ del quartiere arabo e’ la “maleducazione” degli abitanti. Per passare non si chiede permesso, ma si spintona (anche con i carretti) e ovviamente nessuno chiede scusa.

Ultimo veloce commento prima della colazione: fa uno strano effetto, al di la’ dell’aspetto religioso del luogo, essere in un posto cosi’ impregnato di storia e di cultura come Gerusalemme.

Sindrome di Gerusalemme venerdì, 25 luglio 2008

Posted by elimoretti in Gerusalemme.
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Curiosando su Wikipedia:

La sindrome di Gerusalemme è simile a quella di Stendhal ma si rapporta all’ambito religioso.
Consiste nella manifestazione improvvisa, da parte del visitatore della città di Gerusalemme, di appassionati sentimenti religiosi e di un impulso a proferire espressioni visionarie.