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Siamo tornate. Perché? lunedì, 4 gennaio 2010

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Come precedentemente accennato il nostro ritorno anticipato è stato dettato da una scelta politica.
Il 31 dicembre saremmo dovuti essere a Gaza, con i palestinesi, a chiedere che un popolo avesse diritto di esistere, di vivere.
Il governo egiziano non ce l’ha concesso, sbattendo i pugni sul tavolo sin da subito, rendendoci difficile qualsiasi movimento sul suo territorio, cercando di creare spaccature al nostro interno, malmenandoci.
I giorni al Cairo sono stati duri. Benchè dalla nostra avessimo il salvagente dell’internazionalità (lungi da Mubarak mostrare lo stato di terrore che ha creato in Egitto facendo notizia per maltrattamenti su degli stranieri) essere vicini al popolo di Gaza è stato difficile. Continui controlli, impedimenti, blocchi.
Il 31 saremmo dovuti essere a Gaza. Invece eravamo al Cairo. Arrabbiati, nervosi e per giunta malmenati.
Con l’anno nuovo le varie delegazioni avrebbero iniziato man mano a tornare a casa; il rischio sarebbe stato quello di trovarci in Egitto a fare le turiste. E non ne avevamo nè la voglia nè la volontà.
Per questo abbiamo deciso di anticipare il volo, per iniziare sin da subito il nostro boicottaggio dell’Egitto, con l’unico mezzo che un paese come l’Italia ha per farsi sentire: il turismo.
Siamo tornate arrabbiate, forse un pò deluse, ma forti di 2 convinzioni:
la prima è che siamo riusciti, almeno in parte, a scalfire il muro di silenzio che aleggia sulla questione palestinese e sugli orrori che Israele e Egitto si sentono autorizzati a commettere;
la seconda è che il popolo egiziano è con i palestinesi, anche se ce l’ha potuto dimostrare in silenzio, con sguardi, fiochi sorrisi e qualche gesto.
Ed è da questo che partiremo, in Italia e nello specifico a Torino, affinchè l’attenzione resti alta su uno dei più terribili genocidi autorizzati del XXI secolo.
Con la Palestina nel cuore.
Elisa e Sonia
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Tornate in Italia venerdì, 1 gennaio 2010

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Io e Sonia, insieme ad altri attivisti partiti da Milano, siamo tornate in Italia con alcuni giorni di anticipo. Si tratta di una decisione politica che domani spiegheremo meglio su questo blog. Ora ci aspetta una doccia e un sano riposo, dopo tutti questi giorni di tensione.

Riporto qui un commento, per renderlo più visibile: presidio per Gaza a Torino, sabato 2 gennaio 2010, ore 15, piazza Castello angolo via Garibaldi. Chi è da quelle parti non può mancare.

Buonanotte a tutti. Grazie per averci sostenuti in questi giorni. Noi continueremo con altre iniziative a breve.

Nessuno di noi coi 100 mercoledì, 30 dicembre 2009

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Dopo una lunga riunione finita alle 2 abbiamo deciso che nessuno della nostra delegazione partirà coi 100 internazionali per gaza. Leggete le motivazioni su forumpalestina.org. Migliora la situazione dei francesi in Ambasciata.

[12:00 Aggiornato il link a forumpalestina.org]

Abbiamo portato acqua e solidarietà martedì, 29 dicembre 2009

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350 francesi sono da ieri nella loro Ambasciata e non possono uscire se non espatriati.
Abbiamo portato acqua e solidarietà.
Ora sit-in davanti sindacato giornalisti coi più di 20 in sciopero fame.

Giornata provante domenica, 27 dicembre 2009

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Giornata provante. Il Cairo è una città militarizzata. Oggi c’è stata la manifestazione Free Palestine. Domani sveglia alle 4 per provare a partire. Tenete le dita incrociate per noi! Aiutateci facendo parlare della Gaza Freedom March anche lì.

Finalmente in albergo domenica, 27 dicembre 2009

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Finalmente in albergo dopo un viaggio travagliato. E’un albergo a cinque stelle con tutte le comodità, ci sentiamo fuori posto…  Ora riposo, poi ci sarà l’inizio delle attività. Ancora non ci crediamo.

Stanotte partiamo per Gaza.

Lista dei palestinesi uccisi nell’operazione Piombo Fuso lunedì, 21 dicembre 2009

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Sul sito del Forum Palestina si trova l’elenco (nome, cognome, età) dei 1415 palestinesi morti sotto i bombardamenti israeliani lo scorso anno, tra il 27 dicembre e il 18 gennaio. Lo trovate qui:

http://www.forumpalestina.org/news/2009/Luglio09/ListaPalestinesiUccisi.pdf

I nomi evidenziati in giallo sono quelli dei minorenni. Fa impressione vedere che non sono pochi. Una lacrima scende nel pensare a Fatheia di 4 mesi, ad Al-Mu’tasim di 1 mese, ad Arij ‘Ata di 2 mesi e agli altri neonati morti prima ancora di diventare bambini.
Il 27  dicembre in tutta italia si svolgeranno manifestazioni per dimostrare la propria vicinanza alla gente di Gaza. Per i torinesi l’appuntamento è in piazza Castello alle 15. Per ovvi motivi, io non ci sarò ma invito tutti ad informarsi e a partecipare.

Nuova pagina su Tel Aviv venerdì, 12 settembre 2008

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Cliccando sulla linguetta blu in alto con scritto “Tel Aviv domenica 3 agosto 2008” si possono leggere finalmente i primi appunti che sono riuscita a trascrivere. Un granello alla volta, si spostano le montagne… una riga alla volta, si copiano tutti gli appunti!

In Italia lunedì, 18 agosto 2008

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Il viaggio in Israele e Cisgiordania è finito, siamo tutti tornati a casa.

Nei prossimi giorni aggiornerò il blog con le esperienze di questi giorni. Per il momento accontentatevi di questo saluto.

P.S: per Luca: abbiamo incontrato i beduini nella valle del Giordano. Brutta situazione, ti racconterò. Quelli che abitano lì non sono sicuramente a favore delle colonie israeliane, alla mia domanda sull’argomento mi hanno risposto che, a parte i coloni, nessuno in Cisgiordania può essere a favore dell’occupazione. Se per “a favore di Israele” intendi che accettano l’esistenza dello stato di Israele (sulla base dei confini del ’67) sicuramente sì, ma anche la maggior parte dei partiti politici palestinesi sono per la politica dei due stati, riconoscendo di fatto il diritto all’esistenza di Israele.

agli sgoccioli giovedì, 14 agosto 2008

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Oggi Internet c’e’ ma la tastiera del computer ha qualche problema… non si puo’ avere tutto…

Siamo quasi alla fine del soggiorno palestinese, domani visita alla valle del Giordano (zona “C” per gli accordi di Oslo, saro’ piu’ chiara al mio ritorno quando avro’ piu’ tempo) e poi sabato si torna a Gerusalemme.

Una precisazione sul messaggio di ieri. Non ho potuto scrivere il nome del poeta palestinese morto perche’ non stava nell’sms mandato a Vale: si tratta di Mahmoud Darwish. In questi giorni le strade sono tappezzate di manifesti col suo volto (e con scritte in arabo che ovviamente non si capiscono) Era un poeta molto amato da tutti i palestinesi, di qualsiasi provenienza politica. Ieri Ramallah pullulava di persone per il suo funerale, noi purtroppo non abbiamo potuto andarci, ma sarebbe stato interessante.

Oggi siamo stati all’Universita’ di Ramallah, la Birzeit University. Sarebbero tante le cose le cose da dire, ma purtroppo il tempo e’ sempre poco. Ancora una volta mi ha colpito il rapporto contraddittorio tra i due sessi. L’ambiente universitario e’ evidentemente molto aperto e ci hanno detto che qui le studentesse sono il 52% degli iscritti. All’interno del campus sono percentualmente meno che fuori le ragazze col velo. Ho notato che, come in Italia capita piu’ o meno nel periodo delle scuole medie, ci sono gruppi di ragazzi che studiano, passeggiano o prendono il sole (o meglio, il fresco sotto gli alberi) esclusivamente maschili e gruppi esclusivamente femminili. Poi ci sono alcuni gruppi misti, a cui partecipano quasi solo le ragazze senza velo. Ci e’ stato spiegato dai ragazzi della consulta studentesca che ci hanno accolto che anche all’interno dell’Universita’ c’e’ grande rivalita’ tra i gruppi studenteschi di Fatah e di Hamas, oggi acuita dopo alcune tensioni di ieri al funerale di Darwish. I gruppi misti di studenti sono di Fatah o di altri gruppi di sinistra, non di Hamas che anzi vorrebbe imporre un regolamento che vieti ogni contatto tra uomini e donne. All’incontro con la consulta degli studenti si sono presentati i portavoce delle componenti studentesche che si riconoscono in Fatah, nel Partito del Popolo e nel Fronte Popolare Nazionale, ma non i rappresentanti di Hamas (che non aveva intenzione di incontrare la nostra delegazione… purtroppo…) e della Jhiad Islamica (il rappresentante e’ stato bloccato ad un check point e non e’ arrivato in tempo per il colloquio con noi).
A proposito del discorso sulla Palestina come paese tendenzialmente musulmano (in qualche commento di questo blog) abbiamo chiesto qualche informazione in piu’ al responsabile stampa dell’Universita’ di Birzeit, che ci ha avvertito di fare attenzione a non confondere religione con cultura. Le due cose qui certamente si mescolano, ma ad esempio per la questione del velo per le donne, in molti casi non si tratta di fede, ma di tradizione familiare, di cultura appunto. 

Chiudo con un compitino, andatevi a cercare su Wikipedia o su un motore di ricerca “handala” (chi sa l’inglese puo’ andare direttamente qui: http://www.handala.org) e leggete la storia di un disegno che e’ diventato simbolo di un popolo.

Ancora da Ramallah mercoledì, 13 agosto 2008

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Eli mi scrive che internet va e viene e che ieri e oggi non ha potuto accedere. Tutto procede bene, oggi hanno incontrato uno psicologo che cura prigionieri e vittime di tortura ed un inviato di Le Monde. Oggi a Ramallah c’è stato il funerale di un importante poeta palestinese.

A presto! Vale

Solo un saluto lunedì, 11 agosto 2008

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Tutto bene, gli ultimi giorni sono stati molto intensi, scrivero’ appena possibile qualcosa su Hebron (visitata due giorni fa) e sulla manifestazione contro il muro che si e’ svolta oggi.

Ho scritto una rettifica al racconto del martire di Al-Aqsa.

A presto!

P.S: come dicevo qualche giorno fa la kefia non si chiama “kefia” ma si pronuncia in realta’ piu’ o meno “Cufiiee”. Grazie si dice “scuchrem” (ovviamente non si scrive cosi). Ho anche imparato il numero sei in arabo: si dice “sette” ed e’ una cosa che mi fa morire dal ridere.

Ragazze e ragazzi sabato, 9 agosto 2008

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Quello che per il momento mi ha colpito di piu’ delle relazioni instaurate all’interno del nostro gruppo e’ il rapporto tra maschi e femmine. Non tra gli europei: tra i pochi ragazzi e le molte ragazze provenienti da Belgio, Francia, Italia e Spagna va tutto alla perfezione. Qualche difficolta’ in piu’ c’e’ invece con i ragazzi palestinesi che ci accompagnano in questa settimana di campo.
C’e’ da dire che nei giorni di permanenza a Gerusalemme ci avevano preavvertite: per le ragazze niente canotte, camicie con maniche sotto il gomito e non troppo scollate, niente trasparenze, niente pantaloni corti, al massimo si puo’ mostrare la caviglia. I ragazzi non possono mai entrare nella stanza in cui dormiamo, nemmeno durante il giorno, tranne mezz’ora alla sera per fare la doccia (le due docce del centro sono nella stanza delle ragazze). I palestinesi non hanno nessun tipo di contatto fisico con le ragazze: i nostri compagni di campo non ci toccano nemmeno per sbaglio e, quando andiamo in visita, gli uomini che ci accolgono ci salutano a stento e spesso nemmeno ci guardano negli occhi.
Ieri un discorso sulla religione e’ finito in una discussione sul ruolo della donna nell’Islam. Per Ali’, palestinese, e’ giusto che gli uomini possano sposare quattro donne e non viceversa. Il ruolo della donna e’ quello di stare in casa, badare ai figli e cucinare. Quando gli chiediamo se allora pensa che la donna sia inferiore all’uomo, Ali’ non risponde, forse si sente addosso troppi sguardi di ragazze europee che evidentemente non la pensano come lui, ma il suo silenzio e’ altrettanto eloquente di qualunque parola.
Fa un po’ impressione pensare che a pochi chilometri di distanza da qui le donne israeliane imbracciano il fucile e vanno in guerra, mentre qui sposeranno dopo pochi mesi il primo uomo con cui si fidanzeranno.

Due racconti (rettificato) sabato, 9 agosto 2008

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Yasser Al-Anati, martire di Al Aqsa
Nella casa della sua famiglia un’intera stanza e’ dedicata a Yaser Al-Anati. “You will always be in our hearts”, c’e’ scritto su una foto. Accanto e’ incorniciato un fotomontaggio con Yaser accanto ad Arafat.
La madre ci racconta la vita di un ragazzo di 26 anni che lavorava come guardia in un ospedale. Il 26 dicembre 2006 viene chiamato al lavoro, ma era una trappola: al suo arrivo il gabbiotto dell’ospedale viene circondato da soldati israeliani e Yaser viene ucciso, nonostante un accordo tra polizia israeliana e palestinese preveda che non si spari in simili situazioni.
Era il quinto tentativo di uccidere Yaser Al-Anati, che tre anni prima era entrato nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, il braccio armato di Al Fatah. Non aveva detto nulla alla famiglia, ma la madre e i fratelli l’avevano ormai capito perche’ da molti mesi non dormiva a casa: la polizia israeliana lo cercava, irrompendo nella casa della famiglia ogni notte. Israele considera terroristi i militanti nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, mentre la comunita’ internazionale li reputa resistenti, in quanto difendono il proprio territorio e non combattono fuori dai confini del ‘67.
<<Ci piacerebbe che Yaser fosse ancora vivo – dice il fratello, che continua ad essere attivo nella resistenza palestinese e ha passato sei anni in carcere – ma siamo palestinesi e dobbiamo resistere>>

RETTIFICA – mi ero persa un tempo al passato nel racconto della madre di Yaser. Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa sono effettivamente inserite nell’elenco dell’Unione Europea (del 2005) di entita’ e persone a cui si applicano misure restrittive per combattere il terrorismo. Ma all’epoca della morte di Yaser, questa organizzazione era ancora considerata resistente e non terrorista. Grazie a Luca per la precisazione e il link (che trovate nei commenti)

 

Abu Dis, la citta’ tagliata dal muro
“C’erano due fratelli che abitavano a 10 metri di distanza. Poi costruirono un muro che li separo’. Da quel momento, per incontrarsi i fratelli dovettero percorrere ogni volta 20 chilometri.”
Sembra l’inizio di una fiaba, ma e’ successo veramente nel 2002 ad Abu Dis, una cittadina di 25.000 abitanti alla periferia di Gerusalemme. Il muro, costruito per inglobare nello stato di Israele alcune colonie, taglia a meta’ il villaggio: 15.000 persone da una parte, 10.000 dall’altra. Qui la disoccupazione supera il 50% e migliaia di studenti, oltre a 130 professori, non possono piu’ frequentare le scuole di Gerusalemme. Pochissimi hanno i permessi che consentono di spostarsi sul territorio: vengono negati infatti a chi ha un parente in carcere. <<Ma qui tutti i maschi sopra i 16 anni sono stati almeno una volta in prigione – scherza amaramente il responsabile del centro sportivo finanziato dal governo svedese, unico luogo che consente l’attivita’ sportiva ai giovani del circondario – Alcuni dei martiri palestinesi erano nelle nostre squadre di calcio, scherma e karate.>> Ad esempio la squadra di scherma per i bambini di otto anni e’ intitolata a Fed Bahar, un ragazzo ucciso dai soldati israeliani mentre camminava per la strada. La polizia diffuse la notizia che si era trattato di un incidente stradale causato da un autista palestinese.
Questa area non rientra all’interno dei trattati di Oslo, non e’ considerata zona “A”, “B” o “C”, di fatto e’ sotto il controllo militare israeliano. Sul futuro degli abitanti pende un punto interrogativo: e’ allo studio un progetto che prevede la costruzione di un muro piu’ a est: questi territori, abitati da palestinesi, rimarrebbero cosi’ circondati.

Unita’ di supporto dei Negoziati sabato, 9 agosto 2008

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Finalmente internet, pubblico gli articoli scritti in questi giorni.

 

L’Unita’ di Supporto dei Negoziati (NSU) e’ un progetto europeo apolitico che si occupa dare un supporto tecnico e comunicativo nei negoziati tra Israele e Palestina. Muzna Shihabi, del dipartimento comunicazione, ci ha illustrato oggi le condizioni chieste dall’OLP per la pace. Dal 1988 l’OLP accetta l’esistenza dello stato israeliano e propone la suddivisione in due stati, sulla base dei confini tracciati nel 1967. Attualmente, quella dei due stati e’ la soluzione sostenuta da tutte le organizzazioni che si riconoscono nell’OLP e non solo da quelle.
Rispetto alla palestina storica, i confini del 1967 concedono solo 24% di territorio ai palestinesi, ma di fatto questa percentuale si riduce al 12% a causa della costruzione del muro e delle colonie.
Le tre condizioni per la pace chieste dall’OLP sono: la sovranita’ sul territorio e la continuita’ territoriale, Gerusalemme e la questione dei rifugiati.

1) Sovranita’ sul territorio e continuita’ territoriale (nel progetto presentato, tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza ci dovrebbero essere delle strade di collegamento) Attualmente il 9 % del territorio palestinese si trova oltre i confini delimitati dal muro, l’8% e’ costituito da colonie, il 26% e’ nella valle del Giordano (cioe’ nella cosiddetta “zona C”, controllata da Israele) e solo il 54% del territorio e’ disponibile per i palestinesi. Lo scopo non dichiarato del governo israeliano e’ evidentemente quello di avere sempre piu’ territori sotto il proprio controllo e sempre meno palestinesi che li abitano attraverso vari fattori:
a) le colonie in Cisgiordania, costruite illegalmente secondo il diritto internazionale attraverso un processo iniziato nel 1948 e che e’ continuato fino ininterrottamente ad ora. Si calcolano circa 167 colonie, ma in realta’ e’ difficile fare una vera e propria stima perche’ molto dipende dai metodi di misurazione. In Cisgiordania abitano circa 480.000 coloni israeliani.
b) il muro non e’ sulla “Green Line”, ma lontano anche 15 chilometri. Inoltre penetra nel territorio palestinese per incorporare le colonie. Ci sono pero’ villaggi palestinesi che rimangono al di la’ del muro, insieme ai coloni.
c) le strade che collegano le colonie tra loro e alle grandi citta’ israeliane come Gerusalemme e Tel Aviv spezzano il territorio della Cisgiordania. Abitare nelle colonie e’ poco costoso, quindi molti scelgono questa soluzione anche se devono andare a lavorare lontano, perche’ per gli israeliani i collegamenti sono comodi. Da questo si deduce che le ragioni per la costruzione delle colonie sono in gran parte economiche e non religiose. Lo stato di Israele spende piu’ soldi per le colonie che per la citta’ di Tel Aviv e questo processo e’ in continuo aumento negli ultimi anni.
d) la mobilita’ dei palestinesi e’ limitata da oltre 700 barriere, tra check points fissi e mobili e altre tipologie di restrizioni. Se un palestinese vuole spostarsi da una citta’ ad un’altra ha bisogno di permessi su cui sono indicate in dettaglio le strade che puo’ percorrere, in che orari e quali check points puo’ attraversare. Ci vogliono permessi non solo per le persone, ma anche per le automobili. Le pratiche per ottenere i permessi sono molto complicate e vanno ripetute ogni due settimane. Persino il Primo Ministro palestinese, per andare a trovare la sua famiglia che si trova in Israele, ha bisogno di un permesso. I palestinesi non possono usare l’aeroporto di Tel Aviv e devono quindi spostarsi in altri Stati per prendere l’aereo.

2) Gerusalemme. Secondo la comunita’ internazionale Gerusalemme e’ divisa nei due settori Est (palestinese) e Ovest (israeliano) In realta’ i mezzi di informazione, quando parlano di Cisgiordania, escludono sistematicamente Gerusalemme e viceversa. In realta’ pero’ il 34% dell’economia palestinese ruota attorno a Gerusalemme. Oggi intorno alla parte Est della citta’ ci sono colonie israeliane e tutto e’ stato inglobato all’interno del muro che arriva fino a Betlemme. I palestinesi che abitano a Gerusalemme non hanno lo status di cittadini, ma di residenti. Negli ultimi anni c’e’ stata un’escalation di episodi a danno dei palestinesi: 222 case confiscate nel 2005, 1363 nel 2006; 131 case distrutte tra il 99 e il 2002, 412 tra il 2003 e il 2006.
3) La questione dei rifugiati. Oggi ci sono 7 milioni di rifugiati palestinesi nel mondo, (in Cisgiordania vivono attualmente circa 3.5 milioni di persone) il diritto internazionale prevede che chiunque possa scegliere dove vivere, quindi dovrebbero poter scegliere di tornare dove abitavano prima e prendere la cittadinanza israeliana.. Israele rifiuta di far tornare i palestinesi e non intende chiedere loro scusa.

Tutti gli stati arabi  – conclude Muzna Shihabi  nella sua spiegazione – sarebbero disposti a normalizzare i loro rapporti con Israele se queste richieste venissero soddisfatte, prima fra tutte il ritorno ai confini del 1967, ma Israele vuole la striscia di Gaza isolata e di fatto impone tre blocchi isolati di territorio palestinese all’interno della Cisgiordania. Per questo l’offerta del 2000 di Camp David e’ stata rifiutata: era inaccettabile.

SMS da Hebron sabato, 9 agosto 2008

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Elisa ci fa sapere che sono arrivati a Hebron, la citta’ piu’ grande in Cisgiordania.
La citta’ e’ divisa in due, con insediamenti israeliani dentro la parte araba.
Nessun problema per Eli e Gualti, ma la vita per gli abitanti e’ impossibile!
Non c’e’ accesso a Internet.
Baci a tutti.
Continuerem la comunicazione via sms.

Ester

Salam dal campo! giovedì, 7 agosto 2008

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Sono sempre Vale, Eli poco fa mi ha scritto che sono ancora nel campo senza internet (forse domani!). Stanno bene, oggi hanno visitato Ramallah e due organizzazioni poliìtiche, è  stato interessante. Hanno concluso in bellezza la giornata cucinando una cena italiana per gli altri e sono fioccati i complimenti di tutti! a presto!

Al Amari mercoledì, 6 agosto 2008

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Sono Vale e vi aggiorno sugli ultimi movimenti di Eli e Gualti: oggi sono a Al Amari, un campo palestinese vicino a  Ramallah. Alloggiano in un centro per bambini, in particolare disabili. Faranno attività sul posto e in zone limitrofe e incontreranno rappresentanti di Hamas e Fatah. Per ora è tutto, restiamo in attesa di nuovi aggiornamenti!

Fotografie lunedì, 4 agosto 2008

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Come promesso, ecco alcune foto. Non le ho scattate io, ma due ragazzi del gruppo, Laura e Michele.

Frivolezze lunedì, 4 agosto 2008

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Prima di raccontare delle attivita’ di ieri, qualche aggiornamento sulla nostra situazione qui.

Siamo in un ostello gestito da arabi, appena fuori la porta di Damasco e il quartiere arabo.

Porta di Damasco, Gerusalemme

Qui gli orari sono pazzeschi: si va a letto a tarda ora e ci si sveglia presto perche’ nelle camerate entrano il sole e i rumori del mercato.

Le camerate sono tutte miste tranne una femminile (in cui sono capitata io… uff!) destinata alle ragazze di religione musulmana. Nel gruppo ce ne sono alcune, di cui due portano il velo (una dorme con un asciugamano intorno ai capelli e non si toglie mai in pubblico la parte sottostante del velo, quella a contatto con i capelli).

In questi giorni abbiamo mangiato sempre in ristoranti o comprando cibi locali nelle baracchette lungo la strada, per il momento tutto quello che ho assaggiato e’ buonissimo. Qualche problema per i vegetariani c’e’ soltanto perche’ gli organizzatori sono francesi, che non concepiscono la cosa, ma in realta’ qui di carne non se ne mangia molta. I dolci sono buonissimi. Abbiamo scoperto quelli con la pasta di dattero (che in realta’ sembra fico) che nell’ostello circolano in abbondanza. Stiamo bevendo tutti the alla menta in quantita’.

Il gruppo non e’ male, sono solo due o tre le persone veramente antipatiche, il gruppo degli italiani e’ ben assortito e sono ragazzi in gamba. Bisognera’ capire poi come sara’ il mini gruppo della Cisgiordania.

In questi giorni fa piuttosto caldo, ma non da non crederci. Le maniche lunghe di sera si usano volentieri. Di giorno mi accontento di camicie con mezze maniche fin sotto il gomito. Oggi il tempo sembra nuvoloso, vedremo. Internet funziona a singhiozzo.

La distanza dall’Italia si sente parecchio, sembra di essere in un mondo a parte. Chi di voi ha gli sms gratis mi racconti un po’ cosa succede in Italia, qui posso leggere solo i titoli dei giornali on line , perche’ il tempo e’ sempre poco. Ah, della lotta tra Hamas e Fatah non so niente di piu’ di quello che leggo sui giornali, probabilmente ne sapremo di piu’ andando in Cisgiordania nei prossimi giorni.