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Hebron

Hebron, città vecchia
Sahid vende braccialetti e ceramiche sulla strada davanti alla moschea di Hebron. Dieci anni fa aveva un negozio nella città vecchia, poi le cose hanno cominciato a cambiare. Tutto inizia nel 1994, durante il Ramadam, quando un colono israeliano entra nella moschea e fa fuoco sui fedeli in preghiera, uccidendo 39 persone.
Di lì a poco, nel 1997 il territorio della città viene diviso in due zone, H1 sotto l’Autorità Nazionale Palestinese e H2 sotto il governo israeliano. A tutt’oggi nella zona H2, che comprende il centro storico, abitano ancora 50.000 palestinesi. Circa 10.000 sono ancora nella città vecchia, ma stanno diminuendo per le vessazioni che quotidianamente subiscono.
Oggi il negozio di Sahid è una semplice scatola di legno legata al collo. Come molti altri commercianti ha dovuto chiudere i battenti: i continui coprifuoco, il check point nel centro della città, le vessazioni dei soldati israeliani, gli hanno fatto perdere la clientela e non era possibile per lui pagare l’affitto della bottega.
Molte vie del centro storico di Hebron mostrano oggi una città fantasma: pochi negozi rimangono aperti nelle vie che fino a pochi anni fa ospitavano un grande mercato. I pochi negozianti che continuano a tenere aperto nonostante le rappresaglie di coloni e soldati sono considerati dai palestinesi veri e propri Resistenti.

Hebron, il reticolo sopra la testa
Hebron è la più grande città della Cisgiordania, con mezzo milione di abitanti. All’interno 500 coloni israeliani vengono protetti da 20 mila soldati, secondo le stime della Mezzaluna Rossa. Nelle vie del centro i coloni si sono installati ai piani superiori delle case e gettano immondizia e oggetti pesanti nelle vie sottostanti. Le strade della città vecchia di Hebron sono dunque ricoperte da infinite reti metalliche per difendere il passaggio dei palestinesi.

Hebron, andare a scuola
Accompagnare i bambini a scuola non è certo un’impresa difficile. Non ditelo ai giovani del CPT, Christian Peacemaker  Teams, un’associazione che offre un supporto nonviolento nelle guerre di tutto il mondo.
Robert viene dagli Stati Uniti, ma è a Hebron in vacanza dopo alcuni mesi di attività ad At-Tuwani, un villaggio nel sud della Cisgiordania. Qui la situazione non è molto diversa da quella che ha lasciato. Le sue giornate trascorrono sul tetto di una casa, a controllare dall’alto i soldati israeliani sui tetti limitrofi, per fotografare e filmare ogni irregolarità.
Al mattino, invece, accompagna a scuola i piccoli palestinesi.
Una strada divide un quartiere arabo dal resto della città: l’accesso è riservato ai coloni, sono autorizzati ad attraversare solo i palestinesi che dimostrano di abitare al di là della via. Di là, però, c’è anche la scuola. Ogni mattina i bambini attraversano la strada e quasi sempre trovano ad attenderli alcuni coloni che li spaventano con insulti o lanci di pietre. Per questo Robert e i suoi compagni scortano i bambini fino alla scuola: quando ci sono gli osservatori internazionali i lanci sono meno fitti e i bambini corrono meno rischi.

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